incesto
Veronica Segreti in Famiglia #26
Efabilandia
01.06.2026 |
884 |
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"Laura tirò fuori le dita lucide, le succhiò guardandomi negli occhi e corse via..."
Tornai a casa molto tardi quella sera, il corpo ancora segnato dall’umiliazione e dal piacere sporco che mi aveva regalato mia madre. Appena varcai la soglia dell’appartamento che dividevo con Laura e Marco, mi sentii finalmente al sicuro. Senza dire una parola mi lanciai sotto la doccia. L’acqua calda scivolava sulla mia pelle come una carezza purificatrice, portando via l’odore di sborra estranea, di sudore maschile e di vergogna. Rimasi lì a lungo, gli occhi chiusi, lasciando che il vapore riempisse il bagno di un profumo pulito e umido.Dopo essermi asciugata con cura, spalmai su tutto il corpo la mia crema preferita al sandalo e pera. Il profumo dolce e fruttato mi avvolse come un abbraccio sensuale, morbido sulla pelle ancora sensibile. Indossai la mia camicia da notte di seta blu notte, leggera e scivolosa, che mi accarezzava i seni e mi arrivava a metà coscia. Avevo bisogno di calore umano, di protezione. Erano le una di notte quando scivolai silenziosamente sotto le lenzuola accanto a Laura.
Lei dormiva nuda, come sempre. Il suo corpo caldo, morbido, profumato di vaniglia e sonno. La abbracciai da dietro, il viso affondato nei suoi capelli corvini. Il mio seno premette contro la sua schiena, la mia mano sfiorò delicatamente il suo seno pieno. Laura riconobbe il mio tocco anche nel dormiveglia. Si girò appena e mi diede un bacio lento sulle labbra, morbido, pieno d’amore. Passammo la notte abbracciate come due amanti, i nostri respiri che si fondevano, le gambe intrecciate. Per qualche ora mi sentii protetta, amata, quasi innocente.
Al mattino mi svegliai con le sue labbra sulle mie. Un bacio d’amore vero, dolce, profondo. Laura mi sorrise, luminosa, e corse in bagno. Nel corridoio incrociò Marco, che stava andando in cucina con solo un paio di boxer neri aderenti. L’erezione mattutina era evidente, il tessuto teso sul suo cazzo grosso. Laura lo salutò al volo con un sorriso complice e si infilò sotto la doccia.
Pochi minuti dopo la sentii chiamare dal bagno.
«Veronica? Mi porti un asciugamano? Ho dimenticato l’accappatoio in lavatrice!»
Ero mezza addormentata e non risposi. Fu Marco ad andare in lavanderia, prendere un asciugamano pulito bianco e grande, e portarglielo.
La voce fuori campo racconta ciò che io non vidi direttamente, ma che percepii con chiarezza attraverso la porta socchiusa.
Laura, ancora bagnata, aprì appena la porta del bagno. L’acqua calda aveva reso la sua pelle olivastra lucida e profumata di bagnoschiuma al cocco. Marco le posò dolcemente l’asciugamano sulle spalle. La sua erezione era ormai evidente, il cazzo che premeva forte contro i boxer.
Laura, con naturalezza disarmante, allungò la mano e glielo strinse sopra il tessuto. Poi infilò le dita dentro i boxer e cominciò a segarlo lentamente, con movimenti esperti. Marco non disse una parola. Rimase lì, respirando pesante, mentre lei si inginocchiava sul pavimento del bagno.
Sentii il rumore umido e caldo della sua bocca che lo prendeva. Succhiava con avidità, gemiti leggeri, il suono osceno della saliva. Laura lo voleva. Lo voleva davvero.
Si alzò, si appoggiò al lavello, sollevò la gamba sinistra poggiandola sul water, aprendo completamente la fica. Tirò Marco a sé e se lo infilò dentro con un lungo gemito di piacere.
«Cazzo… sì…» sussurrò.
Marco cominciò a scoparla con colpi profondi e ritmici. Per la prima volta erano soli. Nessun pubblico. Solo loro due. Io rimasi a letto, fingendo di dormire, ma con le orecchie tese e la fica già bagnata. Sentivo tutto: il rumore bagnato del suo cazzo che entrava e usciva dalla fica di Laura, i loro respiri accelerati, i gemiti soffocati di lei. L’asciugamano cadde, mostrando i suoi seni sodi che ballavano a ogni spinta. Laura si toccava il clitoride velocemente.
Venne violentemente, tremando, mordendosi il labbro per non urlare. Marco la seguì poco dopo, spingendo forte e riempiendole la fica di sborra calda con un grugnito basso e virile.
Si baciarono a lungo, abbracciati, sudati. Sentii Laura sussurrare:
«È stupendo averti in casa… poter godere di certi risvegli con te.»
Marco la baciò più profondamente e alzò la posta:
«Domani ti scopo nel culo, così godrai come Veronica.»
Laura gli accarezzò le palle dolcemente, guardandolo negli occhi:
«Non vedo l’ora…»
Poi si lavò velocemente la fica, si preparò e tornò in camera. Io mi girai nel letto e la vidi: luminosa, con le guance arrossate, gli occhi che brillavano.
«Sei proprio bella, Laura… io sono innamorata di te» le dissi con sincerità, la voce ancora roca di sonno e eccitazione.
Lei mi sorrise, si chinò e mi diede un bacio profondo sulla bocca, la lingua dolce. Poi si vestì in fretta. Prima di uscire, però, infilò una mano sotto le lenzuola e mi toccò la fica, spingendo due dita dentro con decisione.
Sussultai. Avevo la vescica piena, la sensazione divenne quasi insopportabile.
«Mi raccomando, fai la brava stasera» mi disse con un sorriso malizioso. «Mi lasci sola con Marco…»
La guardai, eccitata e divertita:
«Lo so che ti piace il suo cazzo. Non mi sorprenderei se dormiste insieme stanotte, ahahah.»
Laura spinse più forte le dita. Io ansimai:
«Se lo fate… voglio le foto.»
Quelle parole sancirono il mio assenso. Laura tirò fuori le dita lucide, le succhiò guardandomi negli occhi e corse via.
Rimasi sola con i miei pensieri. Marco uscì poco dopo per lavoro.
La mattina passò tra libri e studio. Dopo pranzo scesi al centro commerciale per prepararmi alla serata. Papà mi aveva mandato un messaggio chiaro: dovevo essere candida, pura, vestita tutta di bianco come una vergine.
Scelsi un bellissimo vestito bianco di pizzo smanicato, con una scollatura profonda davanti e dietro che lasciava intravedere la pelle. Sotto, un tanga di pizzo bianco quasi inesistente e un reggiseno bianco trasparente che mi segnava i capezzoli. Ai piedi sandali bianchi con tacco medio. Dall’estetista feci la french bianca su mani e piedi. Quando tornai a casa mi sentivo bellissima, vulnerabile e pericolosa allo stesso tempo.
Feci una lunga doccia, spalmai di nuovo la crema al sandalo e pera su tutto il corpo. Passai le dita sul mio culetto ancora sensibile, sentendo il buchetto cedevole, e infilai anche lì un po’ di crema. Poi mi massaggiai la fica, la pancia, i capezzoli. Ero eccitata. Mi depilai con cura e rimisi la crema. I capelli biondi (tinti da poco) mi scendevano morbidi sulle spalle.
Alle 19.20 arrivai a casa dei miei in taxi. Papà mi aprì la porta e rimase senza parole. Mi diede un dolce bacio sulle labbra, tenero e possessivo.
«Sei un incanto, amore mio» sussurrò.
Indossava una camicia bianca sbottonata sul petto e bermuda bianchi eleganti. Mamma si affacciò dal corridoio e sorrise maliziosa.
«Sei un incanto, tesoro.»
Lei era vestita da vera troia: camicetta trasparente velatissima nera, senza reggiseno, le tette mature e i capezzoli scuri ben visibili. Sotto, una minigonna di pizzo nero oscenamente corta che lasciava intravedere le grandi labbra della fica. Niente mutandine. Decolté nere lucide e trucco accentuato.
«Anche tu mamma sei vestita da grande troia quale sei» le risposi con un sorriso tagliente.
Andai in camera mia a sistemare il trucco. Mentre passavo il rossetto chiaro sulle labbra, la mia mente macinava vendetta. Avrei umiliato mia madre in modo peggiore di quanto lei avesse fatto con me. Pensavo già a Marco, al suo cazzo grosso, e a come lo avrei usato per sfondare quella troia di mia madre davanti a tutti.
La serata stava per cominciare. Gli ospiti sarebbero arrivati a momenti. Dentro di me, tra eccitazione, amore per Laura, gelosia dolce e rabbia verso mamma, bruciava un fuoco pericoloso.
Ero pronta a giocare… e a vincere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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